sabato 19 aprile 2014

Elogio alla discoteca


All night long. Se c'è una cosa che mi piace proprio tanto della vita, insieme alla valdostana, al mare, la primavera e il mio compleanno (più varie ed eventuali), quella è ballare. Ballare qualsiasi- o quasi- tipo di musica: basta che mi travolga, coinvolga, stravolga. Ballare da quando entro fino a quando non mi buttano fuori perché è ora di andare a letto, anche se fuori ormai c'è già luce in cielo- della serie che forse dovrei smettere di vedere così tante albe e iniziare a vedere più mattine. Ballare sulla pista, al centro, perché generalmente c'è più posto e a me piace potermi muovere liberamente, su un cubo che se vuoi lasciarmi lì stai tranquillo che mi ci ritrovi, sui tavoli e sui banconi ma solo quando me lo permettono. Ballare come se tu non fossi reduce da sei ore di lavoro il venerdì e le ginocchia non gridassero pietà quando vai giù e torni su, mani al cielo non si bara. Ballare con le amiche perché io in discoteca con un uomo non ci vado proprio, io ci vado perché voglio divertirmi e liberare tutta l'energia accumulata dopo una settimana di studio e tu caro tipo che ti approcci a me facendomi sentire " 'a presenza", senza neppure avermi detto il tuo nome, non hai proprio capito una ceppa. Che poi pensano veramente che funzioni e si incazzano pure se ti giri e dici "no grazie". Anzi in realtà io neppure gli rivolgo la parola: mi basta uno sguardo.
Ballare la mattina, il pomeriggio mentre rimetto a posto la camera, la sera, la notte, all'alba. Con i tacchi sempre e comunque, ma se mi vuoi invitare sulla spiaggia me li tolgo e ballo pure a piedi nudi.
Che se ci sono poche certezze nella vita, tra cui la morte e le tasse (cit) una di quelle è "dov'è Vittoria?".

"Sulla pista che balla"










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