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3.9.14

Agli uomini. E alle Libertine.



   "Consentitemi di essere esplicito fin dall'inizio: non credo che vi piacerò. I signori proveranno invidia e le signore disgusto, non vi piacerò affatto, non vi piacerò ora e vi piacerò ancor meno in seguito.
Signore, un avvertimento: io sono pronto a tutto, in ogni momento. Che sia merito o demerito, questo ora è difficile da dire, tuttavia è certo che sono un libertino. Continuerò a spassarmela e a provare ardenti passioni , non duoletevene, vi arrecherebbe afflizione, tratte le conclusioni stando alla distanza a cui vi terreste se stessi per mettere la lingua sotto le vostre sottane.
Signori non disperate, sono pronto a tutto, si. Lo stesso avvertimento vale anche per voi: placate le vostre squallide erezioni perché quando avrete un amplesso vedrò di cosa sarete capaci; allora saprò se sarete venuti meno alle mie aspettative. Vi auguro di fottere immaginando che la vostra amante segreta vi stia osservando di nascosto, di provare le stesse sensazioni che io ho provato e che provo, e chiedervi: era questo lo stesso brivido che sentiva lui? O c'è un muro di disgrazia contro il quale tutti battiamo la testa in quel fulgido, eterno momento?
Questo è tutto, questo è il mio prologo.
Nessuna rima e nessun decoro: non era questo che vi aspettavate, spero.
Sono John Wilmot, il secondo Conte di Rochester, e non ho alcuna intenzione di piacervi."

The Libertine

Agli uomini, con la u minuscola, forse anche omuncoli e forse addirittura quaquaquaraquà. A quelli che hanno "la sfera emozionale di un cucchiaino da tè". A quelli che sono spaventati dalla vita, a partire dalla loro e poi anche da quella degli altri. A quelli che non si buttano mai, e non intendo solo in acqua, e non fanno le cose con la pancia, spinti da uno nodo allo stomaco. Alle convenzioni sociali che nell'anno duemila e quattordici ancora seguono chi non riesce a liberarsene per paura. 
(Paura di vivere sul serio forse). 
Alle verità scomode tenute nascoste ma che alla fine vengono a galla come pietre pomici in mare.
A chi non ragiona mai con il cuore e con l'istinto ma con l'aridità di un pensiero non sufficientemente soppesato, a chi non fa le cazzate e a chi è sempre e per forza tutto d'un pezzo, anche quando gli altri intorno a te sono piegati dalle risate e dall'alcool e dalle serate passate per le strade, trascinandosi di gradino in gradino e di locale in locale. A chi fa quello che non gli va di fare solo per piacere agli altri e a chi vorrebbe cambiare ma non ha il coraggio di farlo.
Vi auguro di continuare ad andare avanti senza guardarvi indietro mai, per non scoprire cosa e quanto vi siete persi.

(Per non vedere le risate che mi sono fatta il giorno dopo le mie numerose cazzate. Per non sentire l'odore della pioggia carica di sabbia quando l'ombrello era rimasto sul letto a casa. Per non vedere quanti amori frivoli consumati e gettati via come una bustina di tè e quanti probabili mariti o amanti portati via da un treno, un aereo o un'altra donna. Per non provare il rimpianto di non aver mai gustato il sapore di un bacio proibito o di troppi Vodka Martini a stomaco vuoto. Per non aver mai provato emozioni piene, travolgenti, devastanti, che io penso siano i settanta gli anni adatti a vivere di emozioni moderate. 
Per non aver mai provato a rivestirvi in silenzio e scappare da una notte disastrosa o rientrare in casa nel bel mezzo della notte e uscire nuovamente dopo aver agguantato il costume da bagno. Per non aver mai fatto il bagno a mezzanotte o mangiato una pasta aglio olio e peperoncino alle cinque di mattina. Per non aver mai lanciato un reggiseno o dimenticato un paio di mutande. Per non aver mai tossito dopo aver aspirato il fumo di una sigaretta e per non essere mai stati politicamente scorretti. Per rendervi conto di non aver mai fatto niente che meriti davvero di essere ricordato o raccontato.)

E vi auguro anche di avere ancora qualcuno di vivo accanto, perché questa monotonia alla lunga sfibra, logora, uccide. Io invece questa vita, visto che ho già letto su un paio di libri che è una sola, me la voglio proprio godere. Sicura che non rimarrò mai da sola perché la gioia di vivere non ha mai ucciso nessuno.













19.8.14

Androgyn



Il fascino.
La bellezza. Quella particolare.
(Anche senza tette e culi in bella mostra.)















Tilda Swinton.




14.8.14

Gelosia portami via.


Dove è finita la gelosia, quella che ti prende e ti porta via?
Quella che si ti distrugge, ma spesso ti salvaguarda anche. Quella che fa risvegliare l'orgoglio latente, che forse sarebbe meglio che tutti avessero più sangue siciliano nelle vene e un po' meno alcool. Quella che ti fa venire un tic nervoso, quella che ti fa stringere le mani a pugno e inspirare-ed-espirare il più lentamente possibile (nemmeno tu fossi ad un corso pre-parto) per mantenere la calma. Quella che ti brucia dentro, quella che ti fa male e ti fa venire il mal di stomaco e ti fa maledire te stessa o te stesso di essere così dannatamente stupido perché "tanto non ne vale la pena". Eppure il solo pensiero che qualcuno possa guardarlo, e addirittura sfiorarlo ti manda in bestia, ti fa diventare acido il sangue e ti cambia il timbro della voce, a metà tra l'estremamente stizzito e l'omicidio imminente. La gelosia che ti attanaglia e che ti fa volere essere stata il suo passato, essere il suo presente e, perché no, anche un po' parte del suo futuro. Quella che al minimo cambiamento ti fa insospettire e scrutare la polvere per vedere se effettivamente è cambiato qualcosa.
La gelosia, non quella delle scenate in piazza con tanto di vestiti gettati fuori dalla finestra e piatti rotti, ma quella dell'amor proprio. Che capisce di aver perso, che si rassegna a qualcosa che non volevi accadesse, che soffre ma poi si rialza. Perché "anche se fosse solo per una notte, quello deve pensare solo a me".

(Quella che ti fa capire- se hai voglia di ascoltare- che se lei va dietro ad un altro e con te ha ceduto solo per qualche ora perché è tutto un gran casino, non vuol dire che sarà così per sempre: lascia perdere perché davvero la verità è che non gli piaci abbastanza)










3.8.14

Alle amiche che ho.


Alle amiche che chiamano di mattina e che mandano messaggi nel cuore della notte. A quelle che stanno in silenzio prima degli esami ma ci sono lo stesso, a quelle che stanno lontane ma questo non cambia la natura né l'intensità dei sentimenti. 
A quelle che mentre parlano e risolvono problemi tu pensi "menomale che c'è lei perché io non lo avrei saputo dire così bene", a quelle razionali, a quelle irresponsabili, a quelle romantiche. A quelle che hai imparato a conoscere col tempo e con fatica e che guardi con la consapevolezza che gli anni possono passare, le albe diventare tramonti, le primavere autunni, gli uomini possono andare, venire, passare, tornare, sparire, ed è già successo tutto questo ma loro no. 
Come i diamanti, quelli veri, sono per sempre. 
Ai momenti di silenzio, ai brindisi, alle lacrime e ai sorrisi, alle urla arrabbiate e alle parole che talvolta vorresti non aver detto ma ti sono state perdonate, ai momenti trascorsi insieme e a quelli in cui ci si deve separare, agli aerei e ai treni che le portano lontane ma le fanno anche tornare a casa. A chi dice bianco e a chi dice nero per poi alla fine scegliere grigio scendendo a compromessi, quelli che piegano l'orgoglio e fanno crescere. 
Ai matrimoni già organizzati che manca solo lo sposo, ai sogni nel cassetto e agli obbiettivi da raggiungere. Ai pensieri, all'affetto. 
Alle amiche che ho. E che non vorrei cambiare. 

 (alla lacrima che sta scendendo. Vi voglio bene)









16.4.14

Notti di gala


Gala. Un venerdì, uno dei tanti. Uno dei pochi in cui non ho lavorato, e la serata alternativa me la sono scelta bene.
In lungo, come mi piacerebbe che fossero più spesso le feste- perché va bene il mini dress e la musica che ti stordisce, ma ogni tanto gustare un divertimento più raccolto e quasi d'altri tempi è sempre affascinante.
Una cena alle otto, una scalinata con un tappeto cremisi, ragazze in abito da sera e capelli freschi di parrucchiere, ragazzi in smoking che se c'è una cosa dannatamente sexy nella vita per me è il papillon sciolto a fine serata.
Bicchieri che fanno rumore durante i brindisi- numerosi- e che vengono vuotati in fretta, risate, discorsi ufficiali, camerieri in divisa bianca e candelabri sui tavoli. Un bar, un terrazzino annebbiato dal fumo di sigari e sigarette, i tacchi che fanno rumore sul pavimento in parquet, gli scialli e la seta delle stole che svolazza e scivola dalle spalle.

Seta che scivola come quella del mio vestito, il primo lungo fino ai piedi ma come sempre cucito da Daniela (e dovete solo aspettare di vedere cosa ho in progetto per la mia festa di compleanno), bravissima e velocissima: perché in un paio di giorni, tra un pranzo di pesce e l'altro è riuscita a farmi innamorare di nuovo. Di lei e di ciò che crea.

Infine un grazie anche alla dolcissima Livia che, come tutte le padrone di casa che si rispettino, durante questa festa meravigliosa non si è seduta neppure un attimo per assicurarsi che ogni persona fosse a proprio agio, girando tra i tavoli con il suo favoloso abito rosso, esattamente come lei: bello, acceso e brillante.



















Dress: thanks to Daniela Colò
Shoes: Primark
Lipstick: Sephora 
Earrings: Primark