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12.12.15

Girl Panic!


Duran Duran vs the Supers. Il tutto inizia con Naomi Campbell. Anzi, per la precisione con lo stacco di coscia della Naomi- caro Babbo Natale, ne porti uno anche a me? Va bene anche il prossimo anno eh, non ho fretta- che si sveglia, più bona di me nelle mie migliori serate chiaramente, in una suite di hotel che sulla moquette candida è tappezzata di ragazze un po' provate dai bagordi della notte precedente. Ma chi siamo noi in fondo per giudicare. Il resto è più o meno articolato così.

Pelle. Borchie. Guanti. Anelli. Tacchi vertiginosi che se non rischiamo ad ogni passo la gamba non li vogliamo. Smokey eyes e rossetti rossi. Reggiseni e autoreggenti. Eva- Herzigova- di paillettes rame vestita, scalza sui banks del Tamigi e Cindy Crawford che, a bordo di una Rolls, si sporge dal finestrino scompigliando la sua chioma e il suo pellicciotto turchese per poi tornare a sedersi bevendo champagne in maniera scomposta. Helena Christensen che dorme comodamente- o quasi- sul carrello delle valigie stipato di bauli di Louis Vuitton. E poi ancora tacchi vertiginosi. Ancora champagne. Capelli cotonati, spettinati, stropicciati. Una sveltina in ascensore. Baci con la lingua. Pelle e ancora pelle. Un pizzico di bondage. Pizzo e metallo. Quel tantino di esagerato che non fa mai male a nessuno. Nero, nero, nero e ancora nero che si sa sta bene su tutto e addosso a tutte. Qualche scorcio di Londra che è sempre bella. Paillettes. I pantaloni che in realtà sono un optional a quanto pare. Stivali sopra il ginocchio. Un sacco di lacci. Pellicce. Il reggiseno lo vogliamo solo se sopra non abbiamo niente. Servizio in camera e frange spettinate. Balliamo sul letto mezze nude. Flash. Noi tutte. Il weekend. E un'altra passata di mascara.


(La mia prossima festa la voglio così)


"You beg me to get closer
Dress falling off your shoulder
Then heat is wrapping 'round us
This city strapped around us"












11.2.15

Santa+1


"A tutti coloro che sapevano già cosa avrebbero trovato dietro questa porta
e soprattutto a chi non lo sapeva,
perché si è buttato ugualmente e ha suonato quel dannato campanello"



Let's have a (Christmas) party. Sono una persona perennemente in ritardo. Magari una brava persona, ma in ritardo. Generalmente di quei cinque (spesso dieci) minuti dati dal fatto che inizio a prepararmi sempre troppo tardi, ma stavolta direi che ho superato ogni limite. Credo che siano passati 48 giorni dal primo momento in cui ho cercato di scrivere in grande stile qualcosa del Santa+1.
Uno dei miei giorni preferiti dell'anno, una scusa- l'ennesima- per organizzare una festa, per occupare i momenti di noia sul treno di ritorno dall'università con la stesura minuziosa degli altrettanto minuziosi dettagli, un modo per cimentarsi in nuove ricette e in quelle perfezionate in anni di pratica. Un modo come un altro per divertirsi e conoscere persone nuove.
Si perché se io scelgo con cura i miei invitati, loro devono fare lo stesso con chi si porteranno dietro. Un +1 di loro scelta, come nei party Hollywoodiani. E una bottiglia di vino che, si sa, l'alcool ha la capacità di far rilassare anche quelli più timidi.
Io ci ho messo la casa, mia e quella di pan di zenzero, i classici cupcakes- versione glassa azzurra con tanto di fiocco di neve bianco sopra-, i tronchetti al cioccolato decorati con l'agrifoglio, il meglio di Frank e Mariah e un photobooth che mi ha regalato delle foto che ogni volta che le rivedo è come se fosse il 23 dicembre scorso. Assolutamente consapevole che le foto in posa non fanno per me.


Ps: della serie "qualcuno dia il numero di un bravo hair staylist alla ragazza", lasciate perdere i miei capelli. Che quest'anno mi sono talmente tanto impegnata che quando è arrivato il primo invitato io ero vestita da capo a piedi e con il rossetto già sulle labbra. (Mai successo.) Magari alla prossima festa riuscirò anche ad avere un'acconciatura degna di quel nome e la manicure fatta. Alla fine è la pratica che rende perfetti, no?



From the left: Matilde, editor in chief of  StudioNews24; me; my friend Cristina and Dave, super cool dj.

I mean, seriously?!

Angelica, me and Giulia

What party is this?

Santa+1? What the hell...??

Oh my, yes! Santa+1!!

Hello gorgeous

(Usually) the girl behind the camera, my bff Erika

All I want for Christmas....

The girl behind the dresses (even if this year I'm wearing Zara and Mango), Daniela Colò!

Hello darling

This is a "show me your Santa+1's face please"

The girl who watch my back, my bff Lavinia

Jump!

This one was supposed to be a family portrait, but my sister was a bit reluctant...

Craziness at the end of the party





I'm wearing Mango top, Zara skirt, Primark earrings and Sephora mat lipstick.







14.5.14

Di balli e di sogni.


Met Gala. Una di quelle sere che tutti aspettiamo. Chiaramente c'è chi le vive sul serio e chi, comune mortale, aspetta il bombardamento di foto da parte di Vogue, Vanity Fair, Elle, Women's Wear Daily, Who What Wear e Harper's Bazar. 
Alla fine è come fare un po' di people watching. Però in grande. Pop corn- o caffè in questo caso- alla mano, c'è la raffica di giudizi più o meno seri, più o meno cattivi su chi ha indossato cosa: e la discussione va sempre per le lunghe. Infatti su quello che è forse il red carpet più atteso dell'anno camminano davvero tante persone: celebrities di ogni tipo, modelle, stilisti e milionari newyorkesi.

Roba che i preparativi per la sera iniziano dopo pranzo. No, ma che dico, la gente non pranza il giorno del Gala del Met. A dir la verità mi sa che la gente non mangia mai quando deve indossare un abito di Marchesa (al massimo un cubetto di formaggio, giusto per non svenire).
Roba che i fotografi impazziscono e gli occhi bruciano e luccicano per via dei flash a ripetizione, roba che è tutto un urlare "strike a pose Victoria!" e che per fare una scalinata ci vuole un quarto d'ora e forse di più.
Ma nessuno ha fretta quando è strizzato in un abito a sirena o deve trascinarsi dietro due metri di tulle. (Quando si dice la pace dei sensi).
E sul tappeto rosso si sente solo il fruscìo dei vestiti perché i tacchi a spillo non fanno rumore ed è tutto un turbinio di paillettes, diamanti, seta, taffetà, broccato, raso e pizzo, i capelli hanno una piega perfetta e hanno tutte lo sguardo da cerbiatta con quelle ciglia infinite. Rossetti rossi, onde morbide, clutches scintillanti e scolli vertiginosi, ma anche smoking e scarpe lucide degli uomini- belli anche loro, ma non come le creature che portano al loro braccio.
Tutti sorrisi, più o meno finti. Tutte risate, più o meno sincere. 
Respiri trattenuti che magari la prossima volta ne scelgo uno un po' meno aderente di vestito, oppure faccio una corsetta in più perché "non si allarga un Vera Wang, sei tu che ti restringi per entrarci". Le persone- quelle normali- che guardano dietro le transenne metri e metri di stoffa uscire da una limousine, o invece ci hanno visto entrare un'enorme e vaporosa meringa all'uscita dell'hotel. 
Che poi chissà quante magie accadono dietro a quelle misteriose porte dove entrano cinque o sei persone, tutte in jeans e felpa, tutte cariche di scatole chiuse e ordinate, di porta abiti neri sigillati, di buste segrete tanto quanto pesanti, e escono dei sogni che camminano. Sulla terra, come me, con dodici vertiginosi centimetri sotto i piedi.
E dopo la mezzanotte torna tutto come prima. Cadono a terra gli abiti che vengono appesi e poi restituiti, scorre l'acqua nella vasca da bagno e i capelli vengono sciolti e spazzolati cento volte.

Però rimane sempre la scarpetta di cristallo a ricordarti della festa.

(E secondo me quest'anno il bianco della Beckham era il più bello di tutti, Sarah Jessica Parker forse era un po' troppo ma è pur sempre Sarah Jessica Parker, il rossetto viola della Smalls potrebbe finire sulla mia lista dei desideri quando avrò soldi da buttare fuori dalla finestra, la veletta di Beyoncè is the new black, Oscar de la Renta sposami e Liu Wen è la mia preferita in assoluto)