sabato 25 gennaio 2020

The Pouch




The Pouch. Non sono mai stata amante dei trend selvaggi. Forse con gli anni si sarà capito che sono più per Coco Chanel che per Demna Gvasalia, però talvolta succede anche a me di trovarmi invischiata stile sabbie mobili in qualcosa da cui non riesci proprio a uscire: la Bottega Veneta mania.
Per un volta non sto parlando di scarpe- questa volta davvero no. Per una volta sto parlando di borse.







Mi sto riferendo a quella che a tutti gli effetti potrebbe essere definita la versione borsa dell'ormai famoso leisure wear: qualcosa di semplice senza essere sciatto, qualcosa di comodamente capiente senza essere la classica- e a tratti un po' banale- tote, qualcosa di tendenza senza risultare *troppo* di tendenza.
Ecco, tralasciando solo momentaneamente il fatto che esistano delle liste di attesa per questa borsa, che sia praticamente sold out ovunque e che sia molto trendy al momento, trovo che questa borsa sia "au-dessus de la mêlèe": non ha niente a che fare con le sue più appariscenti e vistose colleghe, cosparse di loghi fino alla nausea e riconoscibili da un chilometro di distanza. Lei è più sobria, ha più classe, è una Signora borsa senza essere una borsa da signora.





Di morbida pelle liscia o nel classico intreccio Bottega Veneta, per me questa borsa è concepibile solo nella versione maxi: la versione mini è stata fatta solamente per chi non ha le palle, diciamocelo. Che vuol dire la versione mini. L'ennesima tracollina senza spina dorsale. Tzè. Questa è una borsa per chi è consapevole che potrebbe anche entrarci un cadavere e ha tutta l'intenzione di portarsela comunque sotto braccio.
L'unica eccezione che posso fare è per l'ultima versione, una pouch leggermente più piccola ma dotata di una catena molto maxi, assolutamente inutile se non per il fatto che ha contribuito a far aumentare il prezzo di questo oggettino che era già di partenza decisamente caro.

Ma "i sogni son desideri" diceva quella gran culo di Cenerentola, e allora per me una di ogni colore grazie.






All images via Pinterest.



lunedì 13 gennaio 2020

Qualcosa per me.



Chi non muore si rivede. Sono passati davvero tanti anni dall'ultima volta che ho scritto qualcosa qua sopra. Così tanto tempo che ho fatto fatica a ricordare i codici di accesso per entrare nel retro del sito.
Quanto tempo, quante cose, quante esperienze, quanti drammi, quante avventure, quanti cambiamenti. Eppure dopo tutto questo, dopo tanti anni di silenzio, ora, a pochi giorni dall'inizio di questa nuova decade in cui tutti sembrano guardare avanti e al futuro, io mi sono ritrovata a guardare solo nel mio passato. Nell'ultimo anno sono stati pochi gli aspetti della mia vita che mi hanno resa felice: mi sento come avvolta da una nube grigia, pesante come un cappotto ormai fuori stagione, quasi incapace di trascorrere un giorno intero senza piangere, che sia per rabbia o tristezza, incapace di provare un po' di serena tranquillità.
Tutti guardano avanti in questo 2020 ma io non so ancora bene cosa fare del mio futuro, quindi guarderò indietro. Guardo a quando ero capace di sorridere di più, di essere più spensierata, di essere più leggera e di essere in grado di ritagliarmi più tempo per me stessa, per fare tutta una serie di cose molto importanti e assolutamente banali.
Dopo mesi di lacrime qualche giorno fa mi è stato detto che dovevo fare "qualcosa per me".

Qualcosa per me.

Ancora non ho bene deciso cosa, ma ho deciso che questo sarà l'inizio di quel qualcosa.
Sarà il mio primo piccolo passo nel cercare di ritrovare una serenità abbandonata, una frivolezza dimenticata, una me di qualche anno fa perché, ad essere davvero sincera, la me di oggi fa parecchio schifo.
Ricomincerò a tirare letteralmente fuori le cose che mi sono tenuta dentro e ricomincerò a parlare di scarpe, che è risaputo sono perfette come metafora di vita.
Talmente perfette che in una scala da ballerina a stiletto io sto a "scarpa da ginnastica".
Ma ho deciso che non mi sta più bene. Ho deciso che in questo 2020 voglio tornare ad essere la ragazza con i tacchi alti.

Metaforicamente e non.





lunedì 21 novembre 2016

Winter is coming.


Mi piace il freddo.

Mi piace il caldo, non fraintendetemi, ma mi piace anche il freddo.
Mi piace il fatto di avvolgermi in una sciarpa infinita sopra il cappotto, cercando di evitare come la peste lo spazio infido tra un sampietrino e l'altro con i tacchi alti.
Mi piace la quasi frizzantezza di quest'aria di metà novembre inoltrata, che confonde il fumo di sigaretta con la condensa del respiro caldo.
Mi piace il fatto di ritirare fuori quegli indumenti un po' dimenticati da Dio e soprattutto da me come i guanti lunghi e le calze che metto solo sotto costrizione, con la caparbietà di una ragazzina che si ostina- sempre e comunque- a mostrare le ginocchia non più sbucciate dalle cadute di bicicletta.
Mi piace il fatto che quando arriva il buio in casa posso mettere l'acqua per il tè sul fuoco e accendere qualche candela, che fa sempre atmosfera.
Mi piace la possibilità che nevichi, prima o poi.


Mi piace il freddo.

Mi piace il caldo, non fraintendetemi, ma mi piace anche il freddo. Per riprovare quelle sensazioni, per i profumi, per il buio, per una fetta di torta mele e cannella.