1.11.15

Alla fine è (sempre e comunque) una questione di scarpe.



Lucca Comics&Games. La seconda più grande e famosa manifestazione di fumetti al mondo è ormai agli sgoccioli: riesco a sentire sempre il brusio giù in strada di quelle che- in tutto- sono più di duecentomila persone, che si sono prese la briga di venire in questa città circondata da mura e normalmente molto tranquilla per seguire la loro passione per fumetti e giochi di ruolo.
Ovviamente io non ne capisco nulla. Riesco a riconoscere giusto i personaggi dei cartoni della Disney e qualche Joker in abito viola qua e là, ma lì mi fermo.
Però, camminando e osservando, non ho potuto fare a meno di pensare a quanta differenza poi ci sia tra tutto questo e Milano durante la settimana della moda.
Tutto concentrato in pochi, fatidici giorni ma con una grande e anticipata preparazione alle spalle, ci sono personaggi famosi, ci sono addetti ai lavori, ci sono buyers e compratori, i fotografi ufficiali e anche quelli ufficiosi, ci sono eventi, incontri, feste e concerti, ci sono i professionisti e ci sono anche tanti esibizionisti. Un  po' come quelli che ultimamente durante le fashion weeks si divertono a vestirsi strani (e male) di proposito per vedere se vengono fermati dai fotografi per uno scatto: e vengono fermati, perché alla fine è un'espressione di noi stessi, è come ci siamo alzati la mattina, e nessuno ci può dire niente. Poco importa se è Armani o il costume di un'eroina dei fumetti.

(L'importante è avere la scarpa giusta)

























31.10.15

Giuro che ad Halloween faccio la brava.


Halloween. Nessun teschio, nessun bicchiere fumante, nessun cappello da strega o pozioni e incantesimi per me. Li lascio a voi, fate la vostra magia, o maledite qualcuno (che male non fa mai).

E io che sono sempre più sull'orlo di una vita dissoluta che altro, stasera ho deciso che faccio la brava.



(Forse)








29.10.15

The Sunday Brunch


Sunday. Domenica, ore 12:30- minuto più, minuto meno. Tavolo per quattro (come nella migliore tradizione à la Sex and the City).
Sono la prima ad arrivare e, non avendo alcuna intenzione di aspettare fuori, entro e mi siedo.
Sul divanetto alla fine ci sono stata poco perché mi sono messa a curiosare in giro: ho guardato le pareti, le bottiglie di gin vuote, il bagno, le aragoste appese alle pareti e lo spazio fuori nella piazzetta, con i tavoli sotto gli ombrelloni.

(Nell'attesa delle mie amiche poi mi sono anche bevuta tre tazze di americano- con un goccio di latte freddo, grazie- nella più completa tranquillità, leggendo e osservando le persone sedute vicino a me)

Il brunch del San Bartholomeo comprende caffè a pioggia per riprendersi dal weekend, succo d'arancia per rinfrescare e illuminare come i migliori trattamenti di bellezza, acqua per depurare perché sono quasi sicura che quella cosa trasparente che ho bevuto insieme a ghiaccio e ginger beer negli ultimi giorni non fosse acqua. In più la scelta di un piatto e di un dolce. E menomale che ho avuto quaranta minuti di tempo per poter scegliere.
Ho optato per le uova alla Maryland, perché il poached egg a me è riuscito bene solo una volta e quindi volevo mangiarlo senza impazzire, con salsa alla Benedict (matipare?) e salmone affumicato.
Pancakes con sciroppo d'acero e macedonia, perché l'unica linea a cui faccio attenzione è quella del telefono.

E considerando che ho spuntato solo qualche voce nel menù, ci tornerò sicuramente una di queste domeniche.

(Dalle 12 alle 15, meglio se chiamate prima)