8.7.15

Girl Crush



Louise Follain. Scoperta per caso in un pericoloso loop di video su come ottenere il bronde (che ora, lo sapete, va tanto di moda) che fa per voi, ha il naso perfetto, quell'insopportabilmente adorabile accento francese e persino l'eyeliner messo identico su entrambi gli occhi.

Detestabile, o quasi.











10.5.15

Auguri Mamma


I love you. Non sono una di quelle persone che sente particolarmente le feste comandate, faccio un'unica eccezione per il Natale (e giusto perché ci sono le lucine). Ma oggi, con tutte queste foto di mamme e di belle parole nei loro confronti, mi sono sentita che anche io dovevo scrivere qualcosa in proposito.


E vorrei dirti grazie mamma.


Grazie perché hai cresciuto due figlie da sola e- considerando il fatto che non siamo (ancora) due squilibrate mentali- direi che hai fatto un ottimo lavoro. Grazie perché hai rinunciato a un sacco di cose e hai quasi sempre avuto il ruolo cattivo tra i due genitori, ma non ti sei mai lamentata. Ti sei presa urla in faccia e porte sbattute senza mai rinfacciarle. Hai dovuto e saputo dire di no senza cedere alla facilità di un sì che non ha bisogno di troppe spiegazioni. Grazie perché non sei andata in pezzi vedendo litigare me e Nico. Grazie perché ci hai sopportato, e continui a farlo, dal momento in cui hai scoperto che ci saremmo state anche noi. Grazie perché hai rinunciato a quella che sono sicura sarebbe stata una carriera brillante nella storia dell'arte, alle tue passioni e ai tuoi sogni per quello che era il sogno di una famiglia perfetta ma che perfetta purtroppo alla fine non lo è stata. Grazie perché ti sei spogliata (anche letteralmente visto che, nonostante io abbia l'armadio pieno di vestiti, talvolta prendo pure i tuoi) di quello che eri per diventare quello che sei. Grazie perché porti avanti questa nostra convivenza da ventidue anni e qualche giorno e non mi hai ancora mandata in culo. Grazie perché, a differenza di altri, hai scelto di restare, restare tra queste seppur meravigliose quattro mura che adesso, lo capisco, non puoi più vedere. Grazie per aver saputo e dovuto compiere decisioni da sola senza l'aiuto di nessuno. Grazie per il fatto che non noti se ingrasso o dimagrisco, perché vuol dire che mi vedi tutti i giorni, nessuno escluso. Grazie per avere mille pensieri e mille problemi ma preoccuparti comunque anche dei miei. Grazie per avermi dato dei saggi e giusti consigli che io ho deliberatamente ignorato e grazie soprattutto di avermi consolata, anche se a tuo modo, quando sono tornata da te a piangere. Grazie perché mi stai lasciando piccole perle e grandi insegnamenti di vita da portarmi dentro sempre. Grazie di essere rimasta l'unica per me ma di aver pensato anche a non lasciarmi sola un giorno, regalandomi- il trenta ottobre di sedici anni fa- un pezzo di quella che un giorno sarà ciò che rimane della nostra famiglia. Grazie perché mi hai fatto mancare delle cose, ma alla fine non mi hai fatto mancare davvero niente di ciò che conta. Grazie perché "tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice invece è infelice a modo suo", e io non la cambierei per niente al mondo questa meravigliosa infelicità.

Insomma grazie per un sacco di cose mamma. Perché in questi ultimi anni ho davvero capito che mi hai dato tutto quello che mi potevi dare, e lo hai fatto con quello che rimane del tuo cuore visto che una parte me la hai già regalata.


E siccome alla fine le mamme hanno sempre ragione, lo sai bene che certe cose è più facile scriverle che dirle. E che questo è il mio ringraziamento per volermi bene giorno, dopo giorno, dopo giorno, nonostante io sia una immensa testa di cazzo.




(Ti voglio bene mamma).






29.4.15

Talking about shopping.


I mean, seriously. Diciamo che è abbastanza comune per le donne avere una propensione allo shopping. Di qualsiasi genere, s'intende. Mia madre ad esempio non riesce a resistere ai cestini e alle scatole di latta, mentre io penso di stare sviluppando un interesse particolare (quasi morboso) per le scarpe- con il tacco ovviamente. Ma che sia di libri, rossetti, fiori, lampade, abiti da sera o cornici dell'Ikea, lo shopping mi piace tutto. Avendo tuttavia una camera già perfettamente arredata, diciamo che per il momento mi sto concentrando sui vestiti: facile, fin troppo facile, quando hai un treno che passa ogni mezz'ora e ti può portare in ventotto minuti alla famigerata triade ZaraMangoH&M, ancora più facile quando hai una carta di credito e sul momento non vedi (o non vuoi vedere?) gli ingenti danni che stai facendo alle tue finanze.

Premettendo che il mio guardaroba non cambia ogni sei mesi a seconda dei trend di stagione e che ho cose che risalgono alla quarta ginnasio, mi sono resa conto che neppure io sono mai stata completamente immune all'acquisto senza senso.
Come quella gonna verde smeraldo lunga e plissettata che ho indossato solo una volta perché quella fascia elastica in vita proprio non so dove metterla. O quella camicetta in setina bianca più lunga dietro che alla fine ho fatto scorciare. O le due paia di tacchi comprati a distanza di qualche anno ma con lo stesso problema: troppo, troppo plateau (a me che piace il tacco sobrio, perfetto per correre in centro o giù dalle scale quando sono dannatamente in ritardo). E le Clark's blu. Ah, il maglione- cappotto di lana intrecciata dello stesso colore del pastrano di Hagrid. Gli orecchini stile "Mise en Dior". Come dimenticare poi il vestito stretto in fondo e con le tasche sui fianchi che avevo comprato in ben due colori. O quei pantaloni grigi- di un grigio brutto però- a vita alta e con i bottoni sulle tasche: li avrò messi tre volte, forse. O ancora il vestito senza maniche in misto lana con le righe grosse grigio- di nuovo brutto- e nero. Oddio il senso di colpa che mi divora per il colletto di Pinko ricoperto di strass che mi sono fatta regalare da mia madre sotto costrizione. Meglio non pensarci.
Ma in fondo alzi la mano chi non ha mai fatto un acquisto sbagliato, magari in una giornata in cui si era tristi e l'atto di comprare ci sembrava potesse tirarci su di morale. Insomma, a pensarci bene posso ritenermi una compratrice consapevole e attenta.
Salvo poi, non molto tempo fa, trovarsi faccia a faccia con mia madre- sì, ancora lei- che con tono minaccioso dice a me e a mia sorella:


"Guardate che io la vedo la roba che mettete a lavare: è sempre la stessa".


SBAM. Un tuffo nella realtà. Non che non fossi già consapevole del fatto che il maglioncino di cotone nero di Zara- che, per inciso, sto indossando anche in questo momento- sia stato il mio fedele compagno delle serate casual con le Converse, delle giornate di pioggia e del "smorziamo il tacco dodici visto che è solo mercoledì", ma effettivamente mi sono resa conto che- gira e rigira- punto sempre a quei capi di cui mai avrei immaginato di potere fare a meno. E rendersi veramente conto del fatto che uso circa solo il 10% (oddio, forse il 15? Non lo so, non sono mai stata brava in matematica- ho fatto il classico per la miseria- e tanto meno con le percentuali) del mio guardaroba è abbastanza sconcertante visto che è tutto meno che vuoto.
Sono forse una persona noiosa dal momento che indosso sempre le solite cose? O forse è fedeltà a quei capi che so essere perfetti per il mio fisico, di qualsiasi umore io sia? O è la poca creatività la risposta? Magari se riuscissi a prepararmi in tempo potrei sperimentare cose nuove che in cinque minuti non riesco mai a fare. O forse è colpa dei locali in cui vado in quanto inconsciamente condizionano il mio modo di vestire portandomi a ripetere le medesime scelte?
(Medesime scelte come indossare quasi sempre bianco e nero. E il denim, ma come gli altri due non è un colore: è uno state of mind. La pressoché totale assenza di fantasie, righe escluse. La semplicità unita a un velo onnipresente di eleganza. Le linee pulite e dritte. Gli scolli che sono tutto meno che vertiginosi, anzi spesso diciamo proprio assenti. Il classico preferito all'eclettico.)

Al momento non so dare un'unica e inequivocabile risposta al quesito postomi dal mio armadio che straripa di gruccette ma io non so mai cosa mettere e poi metto sempre le solite cose. Voi se avete dei consigli scrivetemi.
Io nel frattempo rifletterò sul fatto che molto probabilmente quei sette vestitini erano l'equivalente di un biglietto di andata per Parigi o di un paio di giorni a Roma. Che potrei lasciarli fuori dal camerino i capi che tanto lo so sfrutterò pochissimo. Che dovrei iniziare ad abbracciare fin da subito il concetto di "quality over quantity". O magari faccio un fioretto- tanto è quasi maggio- o seppellisco la carta di credito.




Però prima fatemi comprare quei tacchi favolosi di Zara con le frange. Solo quelli.
(Che sono scarpe e ho già deciso che per le scarpe posso fare un'eccezione ogni tanto).