23.5.14

Baby Blue


Ehi baby (blue). Sarà l'estate che forse sta veramente arrivando. Sarà che forse un po' sono riuscita a togliermi quel pallore cadaverico che avevo addosso. Sarà che è uno dei meravigliosi regali che mi hanno fatto i miei amici per il mio compleanno. Sarà che l'abbinamento boyfriend jeans e mini bag mi piace, perché sono due cose contrastanti- e spesso le cose che sembrano non andare d'accordo invece stanno bene insieme. E a dirla tutta forse mi andava solo di mettere qualcosa dello stesso colore del cielo.















Shirt: Zara
Sneaker: Converse All Star
Bag: Furla





14.5.14

Di balli e di sogni.


Met Gala. Una di quelle sere che tutti aspettiamo. Chiaramente c'è chi le vive sul serio e chi, comune mortale, aspetta il bombardamento di foto da parte di Vogue, Vanity Fair, Elle, Women's Wear Daily, Who What Wear e Harper's Bazar. 
Alla fine è come fare un po' di people watching. Però in grande. Pop corn- o caffè in questo caso- alla mano, c'è la raffica di giudizi più o meno seri, più o meno cattivi su chi ha indossato cosa: e la discussione va sempre per le lunghe. Infatti su quello che è forse il red carpet più atteso dell'anno camminano davvero tante persone: celebrities di ogni tipo, modelle, stilisti e milionari newyorkesi.

Roba che i preparativi per la sera iniziano dopo pranzo. No, ma che dico, la gente non pranza il giorno del Gala del Met. A dir la verità mi sa che la gente non mangia mai quando deve indossare un abito di Marchesa (al massimo un cubetto di formaggio, giusto per non svenire).
Roba che i fotografi impazziscono e gli occhi bruciano e luccicano per via dei flash a ripetizione, roba che è tutto un urlare "strike a pose Victoria!" e che per fare una scalinata ci vuole un quarto d'ora e forse di più.
Ma nessuno ha fretta quando è strizzato in un abito a sirena o deve trascinarsi dietro due metri di tulle. (Quando si dice la pace dei sensi).
E sul tappeto rosso si sente solo il fruscìo dei vestiti perché i tacchi a spillo non fanno rumore ed è tutto un turbinio di paillettes, diamanti, seta, taffetà, broccato, raso e pizzo, i capelli hanno una piega perfetta e hanno tutte lo sguardo da cerbiatta con quelle ciglia infinite. Rossetti rossi, onde morbide, clutches scintillanti e scolli vertiginosi, ma anche smoking e scarpe lucide degli uomini- belli anche loro, ma non come le creature che portano al loro braccio.
Tutti sorrisi, più o meno finti. Tutte risate, più o meno sincere. 
Respiri trattenuti che magari la prossima volta ne scelgo uno un po' meno aderente di vestito, oppure faccio una corsetta in più perché "non si allarga un Vera Wang, sei tu che ti restringi per entrarci". Le persone- quelle normali- che guardano dietro le transenne metri e metri di stoffa uscire da una limousine, o invece ci hanno visto entrare un'enorme e vaporosa meringa all'uscita dell'hotel. 
Che poi chissà quante magie accadono dietro a quelle misteriose porte dove entrano cinque o sei persone, tutte in jeans e felpa, tutte cariche di scatole chiuse e ordinate, di porta abiti neri sigillati, di buste segrete tanto quanto pesanti, e escono dei sogni che camminano. Sulla terra, come me, con dodici vertiginosi centimetri sotto i piedi.
E dopo la mezzanotte torna tutto come prima. Cadono a terra gli abiti che vengono appesi e poi restituiti, scorre l'acqua nella vasca da bagno e i capelli vengono sciolti e spazzolati cento volte.

Però rimane sempre la scarpetta di cristallo a ricordarti della festa.

(E secondo me quest'anno il bianco della Beckham era il più bello di tutti, Sarah Jessica Parker forse era un po' troppo ma è pur sempre Sarah Jessica Parker, il rossetto viola della Smalls potrebbe finire sulla mia lista dei desideri quando avrò soldi da buttare fuori dalla finestra, la veletta di Beyoncè is the new black, Oscar de la Renta sposami e Liu Wen è la mia preferita in assoluto)

































7.5.14

Do you want to go to the seaside?

Pic from my Instagram @vittoriagallacci


"I'm not trying to say that everybody wants to go
But I fell in love on the seaside
On the seaside
In the seaside"


Portami al mare. Perché io non sono una di quelle donne- o ragazze, come vuoi- che ama la montagna. Cioè si, ma mi piace solo d'inverno quando intorno a me c'è solo e solamente neve, a perdita d'occhio, bianca e silenziosa e posso tornare in una baita, interamente in legno e pietra viva, con un caminetto acceso. Ecco, se non è così lascia perdere le scarpinate estive e tutto quel verde, che se di verde ho voglia preferisco lasciarmi cadere in un prato ricoperto di margherite.
Portami al mare dove c'è sempre vento e la salsedine ti rimane nei capelli e te li appiccica e scompiglia, portami al mare che così almeno posso togliermi le scarpe e camminare sulla sabbia, sentire com'è ancora fredda l'acqua per fare il bagno e mettermi a raccogliere conchiglie- perché ho ventun anni ma in fondo ogni tanto mi sento ancora un po' bambina. Portami al mare così posso indossare magliette larghe con stampe vintage e sedermi in riva a guardare l'orizzonte che più mi avvicino e più lui si allontana. E posso spalmarmi la crema solare e non lavarmi la faccia quando torno a studiare perché a me quell'odore mi piace da morire (e perché a conoscere persone nuove si imparano sempre cose nuove e, che ne sai, magari ti rimarranno per sempre nel cuore anche se voi smetterete di vedervi) e sentire la sabbia che è rimasta nelle Superga mentre vado a prendere un caffè- l'ennesimo della giornata- per stare sveglia. Portami al mare così posso mettermi in costume e rotolarmi nella sabbia e poi quando torno a casa tocchicchiarmi le braccia per vedere quanto segno mi rimane e fare così una stima della tintarella presa. Portami al mare e fammi scaldare al sole, non importa quanto vento tira perché tanto non lo sentirò, stesa sul mio telo a leggere o a cercare di definire l'esatto punto di azzurro del cielo sopra di me.

Portami al mare o raggiungimi, se hai da fare prima.
(Perché anche se non ci parliamo mi piace girarmi e guardarti steso sul tuo telo mentre dormi in posizioni strane quasi quanto le mie)